Una scrittrice innamorata del passato

Recentemente ho letto il bel romanzo ‘La Selvatica’ della mia amica Sabina Marineo, studiosa e scrittrice italiana residente in Germania.  Sabina ha scritto molti saggi e articoli dedicati a personaggi storici quali d’Artagnan, Gilles de Rais, o Giovanna d’Arco, così come a grandi enigmi del passato tra cui l’Uomo dalla maschera di ferro e i TemplariIn questa breve intervista vorrei far conosce ai miei lettori i due romanzi storici di Sabina: La Nuda La Selvatica.

Come è nata questa nuova vocazione di romanziera?
Romanzi brevi e racconti li ho sempre scritti, soltanto per me, sin da quando avevo 12 anni. Avevo già pubblicato anche un romanzo storico breve una ventina d’anni fa. Poi basta, mi sono dedicata del tutto al lavoro di ricerca. La Nuda è nato quasi per gioco dopo una conversazione con un’amica scrittrice. Dialogando sugli ingredienti necessari alla confezione di un buon romanzo storico, mi è venuta voglia di tentare un esperimento. Ho creato un plot e alcuni personaggi, poi ho intrecciato nella vicenda gli elementi chiave di avventura, sorpresa, umorismo, suspense. Così ho iniziato a scrivere il racconto e a poco a poco sono stata ‘catturata’ dalle mie figure che hanno cominciato a vivere di vita propria, tanto che alla fine, quando ho terminato il romanzo, quasi mi dispiaceva lasciarle andare.  È stato un gioco meraviglioso, istruttivo, estremamente interessante. Dopodiché La Nuda è rimasto chiuso in un cassetto per alcuni anni. In quel periodo mi occupavo solo di ricerca storica, ho scritto saggi e articoli su temi differenti. Poi, quando ho ripreso in mano il romanzo l’anno scorso e l’ho riletto con il necessario distacco, mi ha divertito davvero come lo leggessi per la prima volta. Allora ho pensato che la ricetta funzionava e che forse anche i lettori si sarebbero appassionati per questa vicenda e i suoi protagonisti.

Perché questa scelta di un romanzo storico?
Sono sempre stata attratta dal passato. A parte due piccoli saggi dedicati a temi attuali, ho scritto solo di storia o di preistoria. Venezia è la mia città natale, credo che i due romanzi siano stati motivati da un inconscio desiderio di trasferirmi con la fantasia nella Venezia del Cinquecento. 

Un’altra tua passione è il mistero e non è un caso che anche questi due romanzi trattino entrambi di vicende oscure, di enigmi che dovranno essere chiariti. 
È vero. Il mistero mi piace, trovo che aggiunga un pizzico di brivido alla ricerca. Infatti anche quando scrivo di storia tout court, scelgo sempre enigmi, come l’Uomo dalla Maschera di ferro. La vicenda mi aveva incuriosito fin da bambina. Da adulta, è stato quasi naturale andare negli archivi a spulciare i documenti del tempo per tentare di dare un volto a quel prigioniero illustre e sconosciuto. Poi, una volta raccolte le informazioni per mia curiosità personale, mi sono detta: perché non mettere su carta questa mia ricerca e renderne partecipi anche gli altri?

Ci sono varie ipotesi semi-ufficiali quanto all’identità della Maschera di ferro. Hai optato per una di queste?
A mio avviso, dietro la maschera si celava l’ex sovrintendente alle Finanze di re Luigi XIV, Nicolas Fouquet. Quest’uomo era diventato talmente ricco e influente da costituire una vera minaccia per il giovane sovrano, il quale ha preferito eliminarlo per timore di essere eliminato a sua volta e anche per riempire la cassa dello Stato eternamente vuota. Ovviamente prove dirette non ce ne sono. Troppo tempo è passato. Si possono formulare solo delle ipotesi credibili sostenute da validi indizi. E gli indizi in questo caso pesano parecchio. Ma a volte penso che proprio l’impossibilità di ottenere una risposta definitiva conferisca un fascino particolare a certe vicende. 

Lo stesso dicasi dei Templari, ai quali hai dedicato un altro libro.
Certo! Nemmeno sui Templari si saprà mai tutta la verità. Le fonti storiche attestano che avevano ammassato ricchezze e potere in misura tale da far temere a re Filippo il Bello che tramassero un ‘colpo di stato’ non soltanto in Francia, ma addirittura a livello internazionale. 

Infatti. E le accuse di eresia erano, a quei tempi, il mezzo più sicuro per liquidare qualcuno. Del resto le confessioni sono state estorte con la tortura e quindi poco credibili…
Sì e no. Esistono confessioni che non sono state rese sotto tortura e che pure parlano di culti segreti. Del resto i Templari aveva soggiornato a lungo in Terra Santa ed erano entrati a contatto con gruppi religiosi e filosofici di ogni genere. Niente vieta di pensare che abbiano ripreso alcune di queste credenze o filosofie e le abbiano fatte loro…

Per tornare al mistero, anche i tuoi saggi ‘moderni’ parlano di enigmi, come le società segrete.
È vero. Le società segrete sono esistite nel passato, esistono tuttora ed esisteranno anche in futuro. Sono il terrore dei governanti che fanno di tutto per eliminarle. A buona ragione, perché dove c’è il segreto può esserci anche una minaccia nascosta. La ricerca svolta su quegli argomenti è stata molto interessante per me, anche a livello personale, nonostante io preferisca muovermi nel passato e nella preistoria. Non si può escludere che i due saggi sui temi attuali siano nati da un bisogno inconscio di esorcizzare i frutti amari della globalizzazione in cui siamo costretti a vivere.

In questo contesto hai parlato di civiltà essenzialmente matriarcali. Il femminismo è un altro leit-motiv nei tuoi scritti. Per tornare ai romanzi, uno dei tuoi personaggi più accattivanti, la patrizia genovese Bianca Spinola, è una femminista ante litteram che vuole l’indipendenza di un uomo e indossa persino abiti maschili.
Sì, Bianca rivendica una libertà che a quei tempi era appannaggio soltanto dei maschi e perciò si veste da uomo, è un’ottima spadaccina, si sposta a suo piacimento e a qualsiasi ora del giorno e della notte da un luogo all’altro… È ovvio che all’epoca un comportamento del genere poteva essere consentito solo ad una nobildonna straniera molto ricca e influente, una che non aveva conti da rendere a nessuno. Altrimenti le uniche donne vestite da uomo nella Repubblica di Venezia erano le cortigiane. Secondo le cronache del tempo, alcune prostitute si annodavano i capelli sul capo in una bizzarra pettinatura chiamata “a fungo” e giravano per la città in abiti maschili. Giocavano sull’ambiguità per adescare i clienti. Del resto le autorità veneziane dell’epoca incoraggiavano la prostituzione per due motivi: da una parte le meretrici portavano denaro allo Stato (dovevano pagare le tasse ed erano un’attrazione che incentivava il turismo), dall’altra parte potevano essere un deterrente alla dilagante sodomia… 

 Ma Bianca non coltiva l’ambiguità, tanto è vero che ha un eterno fidanzato, il pittore Lorenzo Luzzo, detto il Morto da Feltre. Si tratta di un artista realmente esistito, non è così?
Infatti. Lorenzo, o Pietro Luzzo (su questo punto non vi è certezza assoluta) è veramente vissuto, anche se di lui si sa molto poco e ciò rende la sua figura doppiamente interessante. Tanto più che sembra fosse un ottimo artista. E fu anche soldato. Non si sa perché i suoi colleghi gli avessero affibbiato quello strano soprannome. Forse perché dipinse in luoghi sotterranei, forse per il suo aspetto pallido e melanconico, oppure per il suo carattere taciturno.

Ci sarà un altro episodio delle avventure del pittore dagli occhi viola e della bella Bianca?Non voglio promettere niente, ma non è escluso che in un prossimo futuro esca un nuovo romanzo…

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