Toni e Moni, un romanzo a lieto fine

“Toni e Moni, ovvero guida al romanzo regionale” è un racconto ironico e surreale che ci trasporta in un idillico quanto immaginario villaggio delle montagne austriache il cui nome è già tutto un programma: Pontebbro sulla Menzogna. 
La storia inizia con la nascita del protagonista, Toni, appunto, il primo nato dell’anno e come tale subito celebrato e citato sul giornale locale.
L’altra protagonista, Moni, verrà al mondo qualche tempo dopo, in una famiglia amica di quella di Toni e non vi è il minimo dubbio che i due siano destinati l’uno all’alltra fin dalla più tenera infanzia. A volerlo è soprattutto l’editor del romanzo che ricorda ripetutamente all’autrice, Petra Piuk, che un romanzo regionale deve avere un lieto fine, ossia un matrimonio contadino tradizionale, in costume e con sullo sfondo un paesaggio montano illuminato da un sole splendente.
Oltre a svelarci il retroscena della scrittura, con le pressioni esercitate dalla casa editrice che ricorda continuamente a Petra i veri o presunti desideri dei lettori, la vicenda di Toni e Moni ci rivela anche ciò che nascondono le linde facciate della case di Pontrebbro, con le tendine ben stirate e i portarotoli di carta igienica fatti all’uncinetto. Gli abitanti fanno onore al nome del villaggio alzando il gomito generosamente in qualsiasi occasione. Le donne subiscono le conseguenze di queste bevute e si sfogano sui figli in quanto il sano buonsenso insegna che “uno scapaccione al momento giusto non ha mai fatto male a nessuno”. 
Tutto quanto di spiacevole avviene tra le mura domestiche, o anche fuori, viene taciuto perché anche qui la sana tradizione insegna che “di certe cose non si parla”.
Toni e Moni si incontrano, si piacciono, giocano alla famiglia e al matrimonio e tutto sembra indicare che il romanzo proceda spedito verso il lieto fine auspicato. 
Purtroppo, fin dalle prime pagine della storia, una guastafeste si insinua nell’idillio agreste dove, ci viene ricordato tra le altre cose, gli animali sono molto amati in quanto si sa che l’amore passa dallo stomaco. La guastafeste in questione è la procugina di Toni, una donna che rifiuta il matrimonio, che beve solo acqua, che non mangia carne e che ha lasciato il paese natìo per la città. Un poco di suspence non guasta naturalmente, persino in un romanzo regionale, ma presto l’interferenza deve scomparire e la vicenda deve tornare a filare liscia. 
Ciò purtroppo non avviene a Pontebbro poiché l’influenza deleteria della procugina spingerà Moni a sognare un destino diverso da quello di moglie di Toni e metterà in pericolo il tanto sospirato lieto fine della vicenda. Persino l’autrice si lascerà demoralizzare e l’editore sarà costretto a mobilitare tutti gli abitanti di Pontebbro per salvaguardare il romanzo.
Petra Piuk ci conduce così, con umorismo “noir” e fantasia surreale verso la conclusione della storia di Toni e Moni, i cui lettori non potranno mai più guardare con gli stessi occhi il paesaggio ridente della campagna austriaca.

 Petra Piuk, “Toni e Moni”, edizioni 21 Lettere. Traduzione di Silvia Nerini

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